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Parcheggio la mia
automibile in prossimità del monastero e
comincio a guardarmi intorno per trovare la
porta d’ingresso a cui bussare.
Sono un poco confuso: il
monastero è molto grande.
Così busso alla prima grande e massiccia porta
di legno, che si trova a fianco dell’entrata
della cappella principale di questo monastero,
fondato nel 1139, e aspetto di vedere se
qualcuno mi apre.
Ho un bella sensazione: mi sembra di essere
tornato indietro nel passato di 3 o 4 secoli.
Posso sentire i passi ed un suono attutito
dietro la porta, di un membro della comunità
monastica che vive qui
quasi ininterrottamente, se non per alcuni
periodi,
sin
dal lontano 1149.
Il loro ultimo ritorno fu nel 1992 dopo la
caduta del regime comunista.
Prima di allora, lo
Stato
aveva trasformato il monastero in ospedale per
malati di mente e aveva
letteralmente
„sfrattato“ i monaci.
Dopotutto questo
è l'atteggiamento
tipico di tutti
i regimi di questo mondo: intolleranza e odio
represso. Niente altro.
Dal punto di vista del governo di allora, questa
decisione fu presa per „disonorare“ la chiesa.
Non giudicatemi male. Non ce l’ho con i malati
di mente... la salute è un bene così prezioso e
fragile,
che va sicuramente salvaguardato...
io
mi riferisco a
ben
altro.
Ma
forse, chi non ha avuto esperienza diretta di
vivere sotto una dittatura, difficilmente può
capire a fondo quello di cui sto parlando.
Ma siamo qui per parlare di birra e non di
politica, giusto?
Comunque è sempre bene parlare un po‘ di tutto
(anche davanti una birra!), in quanto non sono
passati molti anni (solo 17, in verità),
da
quando la Polizia Segreta controllava
da vicino
anche
l'attività dei
monaci di questa cittadina.
Ma qui a Zeliv anche i monaci sono gente forte,
di carattere...
Il giovane che mi apre la porta,
in ogni caso, è vestito in abiti civili, e mi
indica di proseguire un paio di metri più
avanti, verso un angolo nascosto del monastero.
Si, sto andando
decisamente
nella direzione giusta... vedo dei barili di
birra dietro una finestra.
Busso ad un’altra porta ed entro.
Un altro giovane sconosciuto (che
all’apparenza potrebbe sembrare più adatto a
fare il modello su una passerella di moda), con
una sigaretta in bocca e un cane al suo fianco,
mi stringe calorosamente la mano e, dopo due o
tre frasi di cortesia, mi rendo conto con chi
sto parlando.
Questo uomo educato e gentile è
nientepopodimenoche l’abate del monastero!
Che
ironia, si chiama Mr. Brewer!!! E non sto
scherzando, amici!
E‘ probabilmente impegnato nel
suo giro di controllo giornaliero e non possiamo
interromperlo.
I monaci
detengono
la proprietà di un terzo delle quote di questa
azienda a responsabilità limitata e, in tal
senso, dell’intera fabbrica di birra.
Sto ridendo, in modo cordiale,
della coincidenza del nome di Mr. Brewer anche
se gli dico che sto cercando quello vero (ossia
il mastro birrario).
Ecco che l’ho trovato: è seduto
in ufficio e sta parlando al telefono con
qualcuno.
Il suo nome è Libor Pavelec e mi
stava aspettando.
Perciò preferisco saltare i convenevoli e venire
subito al
dunque.
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