I TURCHI DIVORZIANO DA EFES
 

Amaro sfogo di Tugrul Agirbas, direttore generale della Efes, la popolare birra turca, che fa il punto di una situazione preoccupante per il suo business: "Negli ultimi 4 anni - ha spiegato Hurriyet - siamo stati costretti a chiudere 17mila punti vendita su 100mila, adesso siamo a 83 mila. In molti casi abbiamo chiuso a causa dell'opposizione degli abitanti del quartiere".

Ovvero della crescente insofferenza per luoghi considerati in contrasto con la cultura islamica, in questo caso perchè si tratta di consumo di alcol.

Le difficoltà più grosse, a sentire Agirbas, sono state non solo nel mantenere aperti i negozi esistenti, ma a inaugurarne di nuovi.

Il problema, secondo l'imprenditore, sta assumendo dimensioni 'inequivocabili'. "Anche i bar e le drogherie - ha continuato - nell'85% dei casi preferiscono non vendere bevande alcoliche. Gli stessi quartieri di alcuni comuni anche grossi hanno preso posizione contro l'alcol".

C'è poi il problema della grande distribuzione. In Turchia infatti, alcune catene come l'hard discount Bim e Namli, non vendono bevande alcoliche.

Secondo Agirbas, attualmente la Turchia è all'ultimo posto in Europa per il consumo di birra, con 12 litri a persona all'anno, contro i 100 della media europea.

Da quando nel 2002 il partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo ha preso il potere, in Turchia si è aperto un dibattito sulla presunta islamizzazione o meno del Paese.

E un la maggiore difficoltà che si incontra nel vendere e consumare alcolici è considerata una cartina tornasole per il fenomeno.

A questo proposito l'ultima polemica nel campo risale solo a pochi giorni fa quando il premier Erdogan durante un comizio ha detto che alcol e fumo sono peggio del terrorismo.

Una frase da molti interpretata non come un monito a vivere in modo più sano, ma più aderente ai principi islamici.


Fonte: Virgilio Notizie- Pubblicato il 20 febbraio 2010
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