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Chissà
se i messicani manterranno imperturbabili la loro
pittoresca quiete, accovacciati per la siesta al riparo
del sombrero, quando scopriranno di esser rimasti a
secco di tequila, e soprattutto che a scolarsela sono
stati i motori delle auto dei vicini statunitensi.
Perché
indirettamente è questo che sta succedendo al più famoso
liquore del Messico, che paga lo scotto del boom di
biocarburanti e etanolo.
E
curiosamente, come riporta oggi il quotidiano britannico
The Indipendent, i bevitori messicani non sono soli in
questa situazione: anche per i tedeschi si registrano
gli stessi problemi, con la birra.
La tequila si produce facendo fermentare la polpa di
agave, una pianta desertica dalle lunghe foglie carnose
e spinose (che si può trovare anche in Italia, dove è
stata soprattutto introdotta per decorare le abitazioni
nei pressi del mare), e la legge messicana stabilisce
che per chiamarsi tequila un liquore sia per almeno il
51% prodotto da distillato di agave. Le migliori qualità
di questa pianta crescono tra i 1.500 e i 2.000 metri,
nei prezzi di una città che - guarda caso - si chiama
proprio Tequila.
Ma la globalizzazione incalza inesorabile: i prezzi del
mais sono saliti alle stelle, mentre i vicini Stati
Uniti - primo consumatore globale di petrolio -
cercavano fonti alternative per produrre carburanti,
ancor più dopo che la benzina ha superato la soglia
psicologica dei 4 dollari al gallone.
E col
mais si può ottenere etanolo. In più, anche altri tipi
di coltivazioni, come i fagioli, hanno assistito a boom
dei prezzi nell'ambito della crisi globale sui rincari
degli alimentari. I prezzi dell'agave - prosegue The
Indipendent - risultano invece oggi lievemente più bassi
dei livelli del 2002.
Per gli agricoltori la scelta è presto fatta. "Il mais è
dove ora ci sono i soldi - dice Miguel Ramirez,
latifondista intervistato da Usa Today -. Lascerò
completamente l'agave".
La
stessa agenzia di vigilanza sulla produzione di tequila
riconosce l'esistenza di questo problema: gli
agricoltori messicani smettono di coltivare agave per
dedicarsi a produzioni più redditizie. Lo scorso anno la
semina di agave è crollata tra il 25 e il 35%, e quest'anno
si assisterà ad un calo analogo. In più, ci vogliono sei
anni di pazienza perché questa pianta raggiunga la
maturità e si possa procedere al raccolto.
Secondo gli esperti del settore per l'immediato le
ripercussioni più forti colpiranno la tequila di bassa
qualità, dove potrebbe diminuire la percentuale di agave
utilizzata.
Nel
frattempo, conclude il quotidiano Gb, in Germania gli
agricoltori stanno abbandonando l'orzo per dedicarsi ad
altri prodotti, e i produttori di birre lamentano che
questo mette a repentaglio le loro materie prime,
specialmente sulle birre di miglior qualità. |