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| DEGUSTATE, GENTE, DEGUSTATE |
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Secondo alcune filosofie orientali, nutrirsi è un atto che deve essere fatto con "consapevolezza", ossia apprezzando il cibo che stiamo per introdurre in bocca, attraverso l'esame di tutte le sue caratteristiche.
Questa consapevolezza noi possiamo acquisirla tramite quella che viene comunemente chiamata "degustazione".
E la
degustazione possiamo applicarla anche alla birra,
ne più ne meno come faremmo con un altra bevanda o
cibo.
Prima di cominciare...
Dopodichè munitevi di un bicchiere standard (a tulipano svasato oppure uno standard da vino) che deve essere ben pulito, privo di residui di detergente e leggermente bagnato sulla superficie interna, allo scopo di ottenere il migliore scorrimento della birra durante la mescita e quindi una corretta formazione della schiuma.
Mescere la birra
Per versare la birra ottenendo una corretta formazione della schiuma, con piccole differenze a seconda della tipologia, possiamo indicare solitamente alcune fasi.
Raddrizzeremo poi lentamente il bicchiere portando il flusso di birra verso il centro dello stesso alzando lentamente la bottiglia.
In questo modo la maggiore forza della birra che cade nel bicchiere farà montare la schiuma.
Finalmente, con il bicchiere dritto e la bottiglia più inclinata possiamo concludere l’operazione di versamento.
L'esame visivo Di una birra apprezzeremo innanzitutto il colore, la limpidezza e la schiuma.
Il colore ci dà delle indicazioni di massima sulla tostatura del malto e sullo stile di appartenenza di una birra in questione ma non sull’intensità gustativa o sulla forza alcolica.
Può andare dal paglierino tenue di una blanche belga al nero di una stout passando per le infinite sfumature del giallo, del dorato, dell'ambrato del rossiccio e del mogano.
Il colore è espresso in unità SRM o anche in gradi Lovibond ed è dato dalle particolari qualità e quantità di malto impiegate.
La limpidezza di una birra ci può invece fornire informazioni sulla eventuale filtrazione (quasi sempre utilizzata nella produzione industriale) poiché, in mancanza della stessa, e quindi in presenza di residui di lavorazione, come i lieviti in sospensione, l’aspetto sarà più o meno torbido.
Potremmo definire una birra limpida, brillante, velata, lattiginosa, opaca o torbida.
Non possiamo però dire se una birra è più o meno buona osservandone la limpidezza poiché la filtrazione è una scelta operata dal mastro birraio.
Ed infine la schiuma: è da sapere che una birra non molto alcolica (l’alcol inibisce la formazione della schiuma), se versata o spillata correttamente, deve avere un buon cappello di schiuma, compatta e persistente.
Una schiuma cremosa, fine e in grado di mantenersi tale per più di pochi secondi è anche uno degli elementi che proteggono la birra da uno dei suoi nemici più acerrimi: l’aria.
Il perlage poi sarà esaminato in base alla grandezza delle bollicine, alla loro intensità e durata.
L'esame olfattivo
La seconda fase della degustazione prevede l’approccio olfattivo al nostro bicchiere e l’esame quindi per quantità e qualità di quelli che sono i profumi della birra.
Questi sono provocati dagli oltre 600 composti chimici isolati dagli studiosi e generati dai processi di maltatura, tostatura e fermentazione.
Di queste varie centinaia di composti, sono solo poche decine quelli che hanno concentrazioni tali da risultare evidenti: l'allenamento del degustatore ha anche lo scopo di affinare il naso affinché le mucose nasali possano reagire ai differenti composti in concentrazioni anche basse.
In
una prima fase è necessario valutare l’intensità dei
profumi e assegnare un indice complessivo relativo
alla finezza degli stessi.
È
comunque importante dare una valutazione complessiva
del grado di piacevolezza che tenga conto di
elementi quali l’equilibrio e la varietà complessiva
degli aromi rilevati.
Così
come per il vino anche nella birra si sviluppano
sentori freschi, floreali e fruttati per esempio,
che possono derivare dalla fase fermentativa o dal
processo di maturazione.
Mela
cotogna e miele di castagno sono facilmente
riconoscibili nelle ale britanniche e spezie nelle
trappiste più ricercate.
L'esame gustativo
Passiamo quindi ad analizzare le sensazioni che la
nostra birra è in grado di farci percepire una volta
arrivata in bocca.
La nostra lingua è l'organo che ci trasmette le sensazioni relative ai sapori, grazie all'azione delle papille gustative.
Queste ultime sono differenziate ed hanno concentrazioni differenti in differenti zone della lingua.
Per tale motivo la nostra lingua presente una spiccata sensibilità al dolce sulla punta, al salato nella parte laterale anteriore, all'acido nella sua zona centrale ed all'amaro in quella posteriore.
Sono questi i punti caldi su cui la nostra attenzione si dovrà esercitare durante l'esame gustativo.
Un piccolo sorso tenuto in punta ci permetterà di distinguere le differenti sensazioni legate al dolce.
Sulla punta della lingua sarà poi percettibile in alcuni casi il senso di pepato dato dall'alcol e dalla frizzantezza di alcune birre.
Il salato sarà avvertibile nella parte appena posteriore, ai lati, della lingua mentre la componente acida, caratteristica di molte birre (dalle birre a base di frumento alle specialità belghe ed alle lambic) sarà percepibile al centro della lingua, in corrispondenza della parte centrale del palato.
Per apprezzare l'amaro, è possibile mettere la lingua a cucchiaio e lasciare nell'incavo la birra per alcuni secondi prima di deglutirla. In questo modo le papille sensibili all'amaro saranno stimolate e ci regaleranno le sensazioni legate principalmente al luppolo.
Una
birra lager potrà dunque sembrare più amara
all’inizio e terminare con una leggera sensazione
dolciastra di liquirizia mentre una ale potrà essere
particolarmente dolce e terminare una lunga corsa in
bocca con note amare molto evidenti.
Il corpo sarà percepito facendo roteare la birra delicatamente sulle pareti della bocca e facendola passare sulla lingua: questa sensazione potrà essere simile a quella dell'acqua ed in questo caso il corpo sarà scarno o acquoso per poi salire di tono per birre dal corpo leggero, rotondo fino ad avere sensazioni vellutate se non addirittura cremose per birre strutturate e più dense.
È
difficile dunque trovare parametri fissi a cui fare
riferimento.
Una
durata considerevole della persistenza ci permetterà
di abbinare cibi più complessi e importanti o di
sorseggiare la nostra birra un po’ come faremmo con
un vino da meditazione mentre una breve o quasi
inesistente persistenza limiterà fortemente le
possibilità della nostra bevanda, che potrà essere
consumata in buona sostanza da sola, rischiando
altresì di essere“schiacciata” dall’abbinamento con
il cibo. |
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Pubblicato da Birreonline il 1
agosto 2005
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