La fabbricazione della birra e del pane erano attività praticate abitualmente nelle case dell'antico Egitto; infatti la birra era indispensabile sul desco quanto il pane.
La parola egiziana per birra era fty, mentre il procedimento di fabbricazione era noto come th.
La birra stessa era conosciuta con il nome hkt, hek o hekt.
Tale parola era probabilmente una deformazione dell'antico termine babilonese hiqu: esso deriva dall'unione dei due nomi della dea Hathor "inventrice della birra" e della dea Menqut, "la dea che fabbrica la birra", raffigurata al fianco di Hathor su un dipinto murale, in una posa che ricorda la ragazza di St. Pauli mentre regge un paio di boccali di birra.
Anche Anubi, il dio dal capo di sciacallo, veniva rappresentato mentre gli erano offerti boccali di birra.
I più antichi testi egiziani elencano varie qulaità di birra, comprendenti la birra scura, oltre a birre intriganti ed elaborate note come hes o hktsty; la birra della Nubia ed infine anche una lontana parente della birra babilonese.
Gli slogan commerciali sembrano aver giocato un ruolo assai importante nel descrivere le birre più commerciali, in quanto le facevano conoscere con definizioni quali "la birra dell'amico", "la birra del protettore", "la birra che non si deterioria" e "la birra della dea Maat".
Ve ne sono due che chiunque sicuramente avrebbe voluto assaggiare, vale a dire "la birra dell'eternità" e "la birra della verità".
La maggior parte delle birre veniva offerta in vendita pubblicamente, spesso servita in coppe, distribuite da giovani donne.
La birra dell'antico Egitto era prodotta quasi esclusivamente con orzo, ed alcune parole usate per designarla si traducono letteralmente come vino d'orzo.
Una delle più antiche ricette egiziane per la fabbricazione della birra ci è pervenuta tradotta da Zosimo di Panapolis, un chimico che scrisse: "Prendete dell'orzo pulito e di buona qualità, lasciatelo a bagno per un giorno, quindi toglietelo e riponetelo in un luogo riparato dal vento fino al mattino successivo, dopo di che, bagnatelo nuovamente, per un periodo di sei ore.
Mettetelo in un recipiente più piccolo e perforato e continuate a bagnarlo e a farlo essiccare, finchè non si sfalda.
A questo punto, sbattetelo al sole per separare i chicchi dal resto ... Quindi macinatelo e fatene dei pani, aggiungendo del lievito, proprio come il pane e cuocetelo, non troppo, e quando i pani lievitano, sciogliete dell'acqua zuccherata e filtratela con un colino o un leggero setaccio.
Cuocete i pani, mettendoli in una vasca con dell'acqua e fatela bollire un poco, in modo che non giunga all'ebollizione ma neppure si intiepidisca, poi toglietela e filtratela e, una volta preparata riscaldatela ed esaminatela".
Per questo processo venivano impiegate tre qualità d'orzo: nero, bianco e rosso.
A quanto sembra, quando il pane era a metà cottura, veniva ridotto in pezzi, inzuppato per diversi giorni e posto in una vasca di fermentazione grande tanto da contenere una persona, che doveva in seguito schiacciarlo e ridurlo in poltiglia.
Il miscuglio veniva poi filtrato attraverso un cesto e infine colato in brocche da birra.
Vi sono inoltre notizie secondo cui la birra egiziana sarebbe stata, all'occasione, aromatizzata con miele, lavanda, cedro o noce moscata e che la birra prodotta per il gentil sesso, e spesso da questo fabbricata, fosse aromatizzata con fiori.
Nel 1886 l'egittolo e fabbricante di birra James Death scrisse che la birra era "uno dei lieviti dell'Esodo, fino a questo momento sconosciuti".
In altre parole, oltre un secolo fa, Death si convinse che il il Libro dell'Esodo, contenuto nella Bibbia, (Esodo 12: 15-20) parlasse della birra.
Egli aggiunse che l'ammonimento di Mosè, contenuto nel capitolo 12 del Libro dell'Esodo, di astenersi dal consumo di pae lievitato durante la Pasqua ebraica era, in realtà, un ammonimento di astenersi dalla birra.
Il fatto che il consumo di vino fosse consentito indica il livello più alto su cui era collocata la birra.
Tutto ciò naturalmente implica il fatto che la birra era bevuta frequentemente tanto tra gli schiavi israeliti quanto tra i padroni egiziani.
Secondo Death, la birra era semplicemente un altro prodotto lievitato da includere nella vita quotidiana, insieme al pane lievitato.
Come sappiamo, la produzione di birra era comune nell'antico Egitto e non è inconcepibile che molti israeliti fossero impiegati in tale occupazione durante il loro periodo di schiavitù in Egitto e che molti tra gli israeliti stessi ne produssero anche in ambito domestico.
James Death era un produttore di birra che divenne anche una sorta di studioso del Medio Oriente, lavorando in qualità di consulente e chimico presso la fabbrica di birra del Cairo, ai tempi in cui l'Egitto era un protettorato britannico.
Ritiratosi nella sua casa londinese, Jim Death prese carta e penna e iniziò a pubblicare articoli in riviste settoriali quali The Brewer's Guardian.
Nel Marzo del 1886, egli convinse la Trubner & Company a pubblicare in un libro la sua stupefacente storia.
Death inizia sottolineando le similarità tra il pane lievitato, così com'è descritto nella Bibbia e i pani d'orzo, o bappir, che erano usati in tutto l'antico Medio Oriente come soluzione più rapida per la produzione della birra, in sostituzione della tradizionale miscela, in quanto richiedevano la semplice aggiunta di acqua.
Death ci ricorda inoltre che la Bibbia (Giudici 6: 19-20) parla di cottura del pane e di produzione di brodo.
Egli citò la sua esperienza personale con la Boosa, locale birra egiziana, ancora comune nel diciottesimo secolo, che si produceva usando inizialmente un pane cotto, fatto con farina non lievitata mescolata a malto ed acqua, che durante la notte diventava un "intruglio fangoso contenente un'elevata percentuale di anidride carbonica e alcol.
Tale "birra" in tempi remoti era usata anche per far lievitare il pane.
Death prosegue suggerendo l'ipotesi che l'antica machmetzeth ebraica altro non fosse che l'equivalente della Boosa.